Continuiamo a pubblicare articoli nella categoria Storia Scout. L’articolo in questione non è stato pubblicato su nessuna rivista associativa nonstante fosse stato inviato.
L’autore dell’articolo è Attilio Scatamacchia che all’epoca dei fatti era in servizio al Clan e ci racconta, dal duplice punto di vista di partecipante ed organizzatore, della Route Estiva svolta nell’Estate 2001 dal Clan Oscar Romero nei pressi di Siena in bici.
Buona LetturaPer saperne di più sulla categoria Storia Scout leggi l’articolo introduttivo La storia del nostro gruppo scout
Route Estiva a Sant’Antimo
La prima volta che ne parlammo, io Giulio e Fabio stavamo tranquillamente seduti all’ombra dello Sporting, per sfuggire al caldo soffocante di una delle prime domeniche di luglio passate al mare; l’idea era una route in bicicletta da Sant’Antimo a Siena, 60 Km circa di saliscendi di strada per lo più sterrata; personalmente sorvolai con lo sguardo il mare di fronte a me ed andai oltre col ricordo, fermandomi alle dolci colline toscane viste e percorse durante un cammino di Pasqua di un paio di anni prima, fatto negli stessi luoghi. Per non parlare della suggestione e della pace che infonde la piccola abbazia romanica piantata in quel prato da svariate centinaia di anni. Adesso che sto comodamente seduto di fronte al cursore lampeggiante sul monitor, ripenso alla fatica delle salite, che una macchina di media cilindrata aveva precedentemente percorso con una facilità estrema, a dire poco.
Tant’è che l’entusiasmo per la novità e la relativa facilità dell’impresa, contagiò anche i rover durante la riunione di clan supplementare, che aderirono in massa alla proposta di una route in mountain bike; l’unica preoccupazione sembrava essere proteggere i nostri fondoschiena dalla durezza dei sellini, e forse anche quella del trasporto dello zaino che di solito si porterebbe in spalla (è impossibile non citare la cassetta dei pomodori rossa montata sul portapacchi da David!): ad ogni modo andiamo per ordine.
Dire della partenza e del giorno precedente, dedicato alla preparazione del portapacchi da parte di ciascuno di noi, sacrificando un prezioso giorno di mare (o di ferie per alcuni), mi sembra superfluo. Non dirò nulla quindi dell’incontro a S. Maria Maggiore con un solitario pellegrino appartenente alla Gioventù Francescana, che ci raccontò di essere stato in passato uno scout d’ Europa fino all’età da rover, mentre consumava tranquillamente il pasto del pellegrino del GMG 2000 (spero per lui che non fosse scaduto…); e nemmeno della improvvisatissima partitella a pallone sotto il sole col super Tele rosso, che seguiva traiettorie sconclusionate fra le risate di tutti. Non mi sembra nemmeno il caso di sottolineare il piccolo incidente accaduto al sottoscritto appena arrivati a Sant’Antimo, che mentre cercava di gonfiare la ruota posteriore della propria bicicletta, spezzava clamorosamente in due la valvola di tenuta della camera d’aria (ho scoperto in seguito che era già difettosa), anche qui fra le risate di molti (turisti francesi inclusi).
Degni di nota per quel giorno sono stati invece sicuramente i vespri recitati in latino e in canto gregoriano dalla confraternita di sacerdoti che ci ha ospitato, ed il fuoco serale durante il quale fra le altre cose, Cristiano (don Cristiano) ci ha presentato il programma spirituale della route.
La mattinata di sabato 18 è stata equamente distribuita fra un momento di riflessione e deserto, ed i preparativi per una “sgambata” verso il paese vicino; la pausa pranzo è scivolata via tranquillamente, rivelando Savino (in pattuglia con me e Cristiano) per ciò che è: un cuoco impareggiabile. Credetemi: la “sgambata” del pomeriggio per arrivare in paese consisteva principalmente nel vincere una continua salita con una pendenza del 12% almeno, con tutto il carico degli zaini o fagotti vari; ora non so quanto tempo è stato impiegato da tutto il clan per realizzare l’impresa: ciò che so è che in discesa filavamo tutti come razzi e che fummo di ritorno in men che non si dica. La giornata si conclude con la messa nella cripta dell’abbazia, in serata e per pochi intimi (noi…), dopodiché tutti tranquillamente a dormire sotto un prato di stelle.
Domenica mattina si parte: cosa dire in proposito? Tanto per cominciare Cristiano cade in piena discesa agganciandosi alla bici di Angelo (per fortuna che andavano piano!), Savino fora tante volte che ormai ho perso il conto, Emidio si becca i crampi tirando sulle salite, il tutto mentre Daniele (Tatanka per gli amici) non mostra il benché minimo segno di sofferenza. Ma ancor prima di tutto questo, come dimenticare l’esilarante visione di Ciccio ed Emidio in pantaloni da ciclista, o il fatto che passando accanto ad un clan in route (fermo un giorno a Sant’Antimo), l’unico ad essere salutato fosse stato Paolo (il fotografo ufficiale)? (ciao Paolo, ciao Paolo, ciao Paolo …).La partenza ci riserva subito una costante salita di 10 Km fino a Montalcino con foto di rito all’arrivo e successivo percorso in discesa per strada bianca.
Durante questo tragitto (e oltre), David si scoraggiava (diciamo così) in canadese prendendosela con la sua mountain bike, alla quale periodicamente usciva la catena, oppure semplicemente cambiava rapporto indipendentemente dalla sua volontà. Per Antonio, che è uno dei rover più anziani, la route procede senza intoppi, così come per Gianluca, che adotta un buon sistema per trasportare tutto il necessario (la sua bici era molto ben bilanciata): non male per essere una delle prime route. Una inaspettata manna dal cielo arriva nel pomeriggio, poco prima di arrivare a Vescovado, sotto le sembianze di Gianni, probabilmente un ex ASCI che vive e lavora nella cascina in cui ci ha accolto, il quale ci ha offerto da bere e ci ha raccontato di essere uno che “l’omo lo spacco ‘n due e poi ci guardo dentro”. Dopo aver ringraziato e bevuto, bevuto e ringraziato, come detto arriviamo a Vescovado, dove Savino fora per l’ultima volta (per quel giorno) e da lì, dopo alcune salite, si arriva a Radi, la tappa intermedia.
La partenza di lunedì è un po’ difficoltosa, tuttavia ad incoraggiarci c’è la visione delle torri di Siena in lontananza ed i pochi chilometri ancora da percorrere. Ad ogni modo si arriva a destinazione quasi sani e salvi per ora di pranzo, ed una inchiesta sulla storia del Palio nel pomeriggio, è un buon modo per riposarsi. Per la cronaca, il convento in cui abbiamo alloggiato era al centro della contrada del Drago (l’ultima vincitrice del Palio), che era al culmine dei festeggiamenti.
Gli eventi del giorno successivo si sono uniformemente spalmati fra una visita al Duomo, alla casa di S. Caterina ed un pomeriggio intero di libera uscita per tutto il clan. La serata si conclude infine con un momento di comunità fraterna (le firme della Carta di Clan), prima del viaggio di ritorno del giorno dopo.
Alla fine di ogni route si tirano le somme, ed anche se ciascuno di noi avrebbe qualcosa di personale da riferire o raccontare, credo di poter dire a nome di tutto il clan, che l’esperienza appena vissuta è stato un bel momento di crescita spirituale, che ha sicuramente rafforzato il nostro senso della comunità e la nostra amicizia.
Inoltre quale persona informata sui fatti, almeno un consiglio mi sento di dare a tutti coloro che intendano fare una route con destinazione Siena e tornare a casa sulle proprie gambe: mai passeggiare fra i vicoli della contrada del Drago urlando “Forza Liocorno!” (con la pronuncia: forza Lio’orno!).
Buona Strada.
Attilio Scatamacchia
Clan “Oscar Romero”
Città Sant’Angelo 1° – FSE







Grazie a Paolo per aver inserito l’articolo e ad Attilio per averlo scritto a suo tempo.
Effettivamente questa route fu molto particolare, la prima in bicicletta ma anche l’ultima per diversi partecipanti, Penso per esempio a Fabo Dilodo.
Fu veramente un’avventura ricordo la fatica delle salite ma soprattutto la gioia di condividere insieme qualcosa di stupendo!
Chi si ricorda la sera dove dormimmo vicino a quel ristorante …..pienissimo di zanzare?
E la gioia di quel”Gianni”(di cui parla Attilio nell’ articolo), era ubriaco “fracico” ma la sua cortesia ci scaldò i cuori e ci diede nuova linfa per andare avanti….grazie alle sue marmellatine e al suo Chianti…e noi che da lontano mentre ci chiamava schiamazzandoe agitandosi pensavamo fossero matti o malintenzionati!!!!
EH già provo sempre grande nostalgia nel ricordare questi momenti….
Viva gli scout!!!
Giulio-Tigrotto Chiacchierone_
OH!!!!!!!!!! Ma Gianluca che fine ha fatto???
Qualcuno l’ha sentito ultimamente?????
bello l’articolo….
bella route…..anche per il femminile…..!!!!!!
ps. mi ricordo della serata che abbiamo dormito a sant’antimo …. che emozioni….